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L’Intelligenza Artificiale lavora per le smart city

L’Intelligenza Artificiale lavora per le smart city

La ricerca italiana sulla Intelligenza Artificiale conta oggi quasi 900 docenti e ricercatori che stanno portando avanti, in modo coordinato, progetti di vario genere sui più disparati e interessanti aspetti riguardanti l’AI. Le applicazioni vanno dall’industria all’healthcare, dai trasporti alle smart city. Tutti ne potranno beneficiare.

Quindi, nella Intelligenza Artificiale la ricerca italiana c’è. Lo conferma Rita Cucchiara, direttore del Laboratorio Nazionale di Artificial Intelligence and Intelligent Systems (Lab CINI AIIS).

Parola di esperta, ma è riduttivo nel suo caso: meglio dire che oggi è la figura di riferimento più autorevole di AI in Italia. Lo è attraverso un’esperienza di studio e di ricerca culminata nella docenza universitaria e in un curriculum che racconta tutto quello di cui si può raccontare di Artificial Intelligence e di tutti gli aspetti d’interesse sul tema.

Di recente ha raccontato quello che si sta facendo in Italia a livello di ricerca universitaria e di centri dedicati. E che racconta di progetti destinati agli ambiti più svariati, dall’automotive alla smart city.

Intelligenza Artificiale, i progressi nella ricerca

«Trent’anni fa quando mi sono laureata sulle reti neurali non funzionava nulla. Dieci anni dopo ho iniziato a insegnare questi temi all’Unimore; da circa 9 anni nel mio laboratorio AImageLab si lavora solo sul deep learning dopo che Fei Fei Li presentò Il progetto ImageNet: si capì subito che era una opportunità grandissima per puntare su di esso».

Fei Fei Li è un’altra donna prodigiosa nell’ambito AI: oggi co-direttore dello Stanford University’s Human-Centered AI Institute and the Stanford Vision and Learning Lab è stata la principale artefice di ImageNet. È un grande database visivo progettato per l’utilizzo nella ricerca di software per il riconoscimento di oggetti visivi. Si tratta di un progetto di computer vision che ha portato alla recente rivoluzione nell’AI costituita dal deep learning.

«I dati ci sono, le CPU pure, ora occorre lavorarci. L’Italia ha grandissima buona volontà, ma purtroppo in tanti casi siamo nella condizione di inseguitori». Ricorda di essere stata parte del Gruppo di esperti di Intelligenza artificiale scelti dal Ministero dello Sviluppo economico. Essi si attiveranno per elaborare le strategie nazionali di AI da inviare alla Commissione Europea. «Il mondo accademico italiano ce la sta mettendo tutta, perché ha compreso quanto è importante essere tutti uniti al servizio dell’Intelligenza Artificiale, al servizio del Paese e dell’industria nazionale».

La rete italiana e internazionale

Rita Cucchiara
Rita Cucchiara, direttore del Laboratorio Nazionale di Artificial Intelligence

Rita Cucchiara ha delineato un quadro in cui stanno operando i vari enti di ricerca coinvolti e i numerosi scienziati italiani, collaborando in modo congiunto, facendo rete. E ha illustrato quanto si sta facendo. «Abbiamo cominciato a lavorare insieme e prima di tutto ci siamo messi in collegamento con la nascente rete europea, in particolare ne stanno nascendo due importanti sull’Intelligenza artificiale: CLAIRE (Confederation of Laboratories for Artificial Intelligence Research in Europe) ed ELLIS (European Laboratory for Learning and Intelligent Systems), e noi siamo parte di entrambe.

Racconta inoltre l’impegno di comunicare quanto si stia facendo in ambito Intelligenza Artificiale in Italia. È questa la sua principale missione: lo ha fatto di recente nel Regno Unito, lo farà prossimamente in Israele. «Stiamo sviluppando anche progetti e il CINI IIS può anche fungere da hub, veicolando le aziende ai vari nodi dotati di specifiche competenze.

La ricerca sulla AI crea interesse e business

Dopo sei mesi di lavoro si contano 53 nodi della rete di ricerca nazionale, tra università, CNR, IIS, Fondazione Bruno Kessler e più di 882 membri prevalentemente tecnici informatici, robotici, matematici ma anche giuristi. Si sono raccolti dati da 700 membri.

«L’Italia è molto competente in deep e machine learning. Un ruolo comprovato dalla quantità dei nostri lavori scientifici che stiamo facendo durante le più importanti conferenze – illustra l’esperta di Intelligenza Artificiale. Evidenzia come sulla AI sia forte l’interesse delle aziende, anche italiane: «la conferenza internazionale sulla Computer Vision and Pattern Recognition (CVPR), l’anno scorso ha raccolto 2 milioni di euro grazie alla sponsorship delle aziende. L’anno prima ne sono stati raccolti un milione a ICCV (International Conference on Computer Vision) a Venezia, dove erano presenti 4mila persone. Peccato che i soldi siano andati alla Computer Vision Foundation statunitense». Una buona notizia per la ricerca italiana c’è: l’edizione 2020 di ICPR – International Conference on Pattern Recognition – sarà organizzata a Milano dal Gruppo Italiano Ricercatori in Pattern Recognition.

Le ricadute positive sulla smart city

L’Italia si occupa di vari progetti le cui applicazioni di AI spaziano dall’industry alla medicina, dal mobile e Web applications alla human behaviour understanding, fino a comprende autonomous transport e smart city: solo su quest’ultimo punto ci stanno lavorando ben 77 membri e 32 nodi. L’idea quindi di riprogettare una città più intelligente e a misura di cittadino, creando opportunità di sviluppo della ricerca e del mercato dell’Intelligenza Artificiale in Italia che abbraccia smart energy, smart building, smart spaces.

Nelle strategie globali di AI 2017-2018 l’Italia compare con il progetto “L’Intelligenza Artificiale al servizio del cittadino” sotto forma di white paper.

Scritto da
Andrea Ballocchi